Glicini- Wisteria: varietà, fioritura e come scegliere quello giusto per il giardino

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Poche piante rampicanti riescono a trasformare un giardino quanto un glicine in piena fioritura.

I suoi grappoli pendenti, spesso intensamente profumati, possono ricoprire pergole, archi e grandi strutture, creando uno degli spettacoli più suggestivi della primavera.

Il glicine è anche una pianta longeva. Se coltivato nelle condizioni giuste, può vivere per molti decenni e raggiungere dimensioni considerevoli.

Ma parlare genericamente di glicine è riduttivo.

Esistono specie e varietà molto differenti per vigore, lunghezza dei grappoli, colore, profumo e periodo di fioritura.

Alcune sono particolarmente adatte alle grandi pergole. Altre hanno uno sviluppo più contenuto e possono essere utilizzate anche in giardini di dimensioni relativamente ridotte.

Conoscere queste differenze è fondamentale per scegliere correttamente.

Glicine cinese e glicine giapponese: quali differenze?

Le due specie più conosciute sono Wisteria sinensis, originaria della Cina, e Wisteria floribunda, originaria del Giappone.

Entrambe sono rampicanti legnose vigorose, ma presentano caratteristiche differenti.

Wisteria sinensis: il glicine cinese

Il glicine cinese è uno dei più diffusi nei giardini storici italiani.

La sua caratteristica principale è l’abbondante fioritura primaverile, che spesso compare prima dello sviluppo completo delle foglie.

I fiori, riuniti in grappoli generalmente più corti rispetto a quelli di molte varietà giapponesi, tendono ad aprirsi quasi contemporaneamente.

Questo comportamento permette di ottenere una fioritura particolarmente intensa e uniforme.

Tra le varietà presenti nel nostro catalogo troviamo Wisteria sinensis ‘Prolific’, caratterizzata da grappoli blu-viola lunghi circa 25–30 centimetri e da un profumo intenso.

È un glicine vigoroso, indicato per pergole, archi e strutture sufficientemente robuste.

Wisteria floribunda: il glicine giapponese

Il glicine giapponese è particolarmente apprezzato per la lunghezza delle sue infiorescenze.

In numerose varietà i fiori si aprono progressivamente lungo il grappolo, creando un effetto elegante e leggero.

È una caratteristica che diventa particolarmente interessante quando la pianta viene coltivata su pergole sufficientemente alte da permettere ai fiori di pendere liberamente.

Alcune selezioni producono grappoli molto lunghi, capaci di diventare il principale elemento ornamentale del giardino.

La scelta della varietà è quindi importante quanto quella della posizione.

I glicini a grappolo lungo

Tra i glicini più spettacolari troviamo Wisteria floribunda ‘Macrobotrys’.

Questa varietà è conosciuta per i lunghissimi grappoli lilla-viola, che in condizioni particolarmente favorevoli possono superare il metro.

È una pianta che merita uno spazio adeguato.

Una pergola ampia e sufficientemente alta permette di apprezzarne pienamente la fioritura, mentre una struttura troppo bassa o stretta può limitarne l’effetto ornamentale.

Un’altra varietà interessante è Wisteria floribunda ‘Longissima Alba’, caratterizzata da grappoli bianchi profumati che possono raggiungere circa 60 centimetri.

Il bianco offre un risultato molto diverso rispetto alle tradizionali tonalità viola.

Su una pergola, soprattutto quando i fiori vengono osservati dal basso, crea un effetto luminoso e particolarmente elegante.

Glicini a fiore doppio

Non tutti i glicini hanno la stessa struttura floreale.

Una delle varietà più particolari presenti nella nostra collezione è Wisteria ‘Black Dragon’, conosciuta per i fiori doppi di colore viola-porpora.

Rispetto ai glicini con fiori semplici, le corolle appaiono più ricche e complesse.

Anche il colore contribuisce al suo carattere ornamentale, con tonalità profonde che diventano particolarmente suggestive durante la fioritura.

È una pianta vigorosa, adatta a pergole e strutture solide che possano sostenerne lo sviluppo nel tempo.

Esistono glicini rosa?

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Quando si pensa al glicine, il primo colore che viene in mente è generalmente il viola.

Esistono però selezioni caratterizzate da tonalità rosa e rosa-lilla.

Tra queste troviamo Wisteria floribunda ‘Lilac Rose’, una varietà dai lunghi grappoli rosa-lilla profumati.

In condizioni favorevoli può presentare anche una leggera rifiorenza estiva.

Particolarmente interessante è anche ‘Tuscany Rose’, caratterizzata da eleganti grappoli pendenti di colore rosa pesca.

Queste varietà permettono di creare abbinamenti cromatici differenti rispetto ai glicini tradizionali, soprattutto nei giardini dove prevalgono rose dalle tonalità delicate.

Esistono glicini adatti ai piccoli giardini?

Non tutti i glicini raggiungono necessariamente lo sviluppo delle grandi Wisteria sinensis o floribunda.

Una specie da considerare è Wisteria frutescens, originaria del Nord America.

Tra le sue selezioni troviamo ‘Amethyst Falls’, presente anche nella nostra collezione.

Questa varietà presenta uno sviluppo relativamente più contenuto rispetto a molti glicini asiatici e produce grappoli di fiori blu-violacei.

Può essere una scelta interessante per grigliati, piccoli giardini e coltivazioni in grandi contenitori.

Questo non significa che possa essere lasciata completamente senza controllo.

Anche un glicine compatto necessita di spazio, sostegno e potature adeguate.

La differenza è soprattutto nella maggiore facilità con cui può essere gestito rispetto alle varietà più vigorose.

Quando fioriscono i glicini?

La principale fioritura dei glicini avviene generalmente durante la primavera.

Il periodo preciso dipende dalla specie, dalla varietà, dal clima e dall’esposizione.

Alcuni glicini fioriscono quando le foglie sono ancora poco sviluppate, mentre altri mostrano la loro fioritura insieme alla nuova vegetazione.

In determinate condizioni alcune varietà possono produrre ulteriori fiori durante l’estate, ma queste fioriture secondarie sono generalmente meno abbondanti rispetto a quella principale.

Per scegliere correttamente non bisogna quindi considerare soltanto il colore, ma anche il momento in cui la pianta fiorisce.

Perché un glicine non fiorisce?

È una delle domande più frequenti.

Un glicine può crescere vigorosamente, sviluppare lunghi tralci e produrre molto fogliame senza offrire una fioritura soddisfacente.

Le cause possono essere diverse.

Una delle più comuni è l’età della pianta.

I glicini ottenuti da seme possono impiegare parecchi anni prima di raggiungere la maturità necessaria alla fioritura.

Per questo motivo, quando si acquista un glicine, è importante conoscere il metodo di propagazione e scegliere preferibilmente una pianta di una cultivar identificata e propagata vegetativamente.

Anche l’esposizione ha un ruolo fondamentale.

Una pianta coltivata in una posizione troppo ombreggiata può sviluppare molta vegetazione e pochi fiori.

Un’altra causa può essere una potatura eseguita nel momento sbagliato, con l’eliminazione dei rami destinati a portare la fioritura.

Infine, concimazioni eccessivamente ricche di azoto possono favorire lo sviluppo vegetativo a discapito della produzione dei fiori.

Come potare il glicine

La potatura è uno degli interventi più importanti nella coltivazione del glicine.

Non serve soltanto a controllarne le dimensioni, ma anche a favorire una struttura equilibrata e una buona fioritura.

Generalmente si effettuano due interventi principali.

Il primo durante l’estate, quando i lunghi germogli vegetativi vengono accorciati per limitare l’espansione della pianta e favorire la formazione di rami corti.

Il secondo durante il riposo invernale, quando gli stessi getti possono essere ulteriormente accorciati, conservando alcune gemme.

L’intensità della potatura deve tuttavia essere adattata all’età della pianta, alla specie e alla struttura sulla quale viene coltivata.

Un giovane glicine destinato a ricoprire una pergola richiede infatti una potatura di formazione diversa da quella di una pianta adulta.

Dove piantare un glicine?

Il glicine preferisce generalmente posizioni luminose, con una buona esposizione al sole.

Il terreno dovrebbe essere sufficientemente fertile e ben drenato.

È importante soprattutto valutare le dimensioni future della pianta.

Un giovane glicine può sembrare inizialmente una rampicante leggera, ma con gli anni il tronco e i rami principali diventano legnosi, pesanti e molto robusti.

Le strutture di sostegno devono quindi essere progettate per sostenere una pianta adulta, non soltanto quella appena acquistata.

È inoltre opportuno evitare che i rami si avvolgano intorno a tubazioni, ringhiere delicate o altri elementi che potrebbero essere danneggiati durante la crescita.

Glicini e rose rampicanti nello stesso giardino

Un glicine e una rosa rampicante possono creare un abbinamento straordinario.

Le differenze di forma e di fioritura permettono di ottenere composizioni particolarmente suggestive.

È però importante ricordare che un glicine vigoroso può diventare molto competitivo.

Se viene lasciato crescere senza controllo sopra una rosa, con il tempo può sottrarle luce e spazio.

Per questo motivo è preferibile progettare fin dall’inizio il rapporto tra le due piante, lasciando a entrambe lo spazio necessario e prevedendo potature regolari.

In un grande giardino, una pergola di glicine e una vicina struttura ricoperta di rose possono rappresentare una soluzione più equilibrata rispetto a due rampicanti molto vigorosi coltivati sullo stesso sostegno.

I glicini della collezione Rosso Tiziano

Nel nostro vivaio abbiamo selezionato glicini differenti per colore, portamento, profumo e caratteristiche della fioritura.

La collezione comprende varietà appartenenti a Wisteria sinensis, Wisteria floribunda, Wisteria brachybotrys e Wisteria frutescens, oltre a selezioni ornamentali particolarmente interessanti.

Dal bianco di ‘Longissima Alba’ al viola profondo di ‘Black Dragon’, dai lunghissimi grappoli di ‘Macrobotrys’ alle tonalità rosa di ‘Tuscany Rose’, ogni varietà possiede caratteristiche proprie.

La scelta non dovrebbe dipendere soltanto dall’effetto della fioritura.

Occorre considerare anche il vigore, le dimensioni adulte, la struttura disponibile e lo spazio che la pianta potrà occupare negli anni.

Un glicine non è semplicemente una rampicante da acquistare per avere qualche fiore in primavera.

È una pianta destinata a diventare parte integrante dell’architettura del giardino.

Sceglierla bene significa immaginare non soltanto come apparirà alla prima fioritura, ma soprattutto come potrà diventare dopo dieci, venti o trent’anni.

Scopri la collezione di glicini del Vivaio Rosso Tiziano:
https://www.rossotiziano.it/product-category/glicini/

Iris barbati: varietà, coltivazione e come scegliere quelli giusti per il giardino

Gli iris sono tra le piante perenni più affascinanti che si possano coltivare in giardino.

La loro bellezza non dipende soltanto dai colori, ma anche dalla particolare struttura del fiore, dal portamento delle foglie e dalla capacità di adattarsi a situazioni molto diverse.

Alcuni iris sono piccoli e fioriscono quando la primavera è appena iniziata. Altri sviluppano steli più alti, con fiori grandi e appariscenti, capaci di diventare protagonisti delle aiuole.

Ma non tutti gli iris sono uguali.

Conoscere le differenze tra le varie categorie è importante per scegliere le piante più adatte allo spazio disponibile e ottenere una fioritura equilibrata.

Cosa sono gli iris barbati?

Gli iris barbati appartengono a un ampio gruppo di iris da giardino caratterizzati dalla presenza di una particolare struttura sui tepali inferiori del fiore, chiamata comunemente barba.

Questa può avere un colore simile a quello del fiore oppure creare contrasti molto evidenti.

I fiori presentano generalmente tre tepali rivolti verso l’alto e tre rivolti verso il basso, formando quella struttura elegante e immediatamente riconoscibile che caratterizza gli iris.

La gamma cromatica è straordinaria.

Si passa dal bianco al giallo, dal rosa al pesca, dall’azzurro al viola profondo, fino a combinazioni di colori particolarmente complesse.

Esistono varietà quasi monocromatiche e altre nelle quali i tepali superiori e inferiori presentano tonalità nettamente differenti.

Iris nani, mediani e alti: quali differenze?

Uno degli aspetti più importanti nella scelta degli iris è l’altezza della pianta.

Gli iris barbati vengono suddivisi in diversi gruppi in base alle dimensioni e alle caratteristiche della fioritura.

Iris nani

Gli iris nani sono tra i primi a fiorire.

Le loro dimensioni contenute li rendono particolarmente adatti alle bordure, ai giardini rocciosi e alla parte anteriore delle aiuole.

Sono interessanti soprattutto perché permettono di introdurre il colore nel giardino quando molte altre piante perenni devono ancora iniziare a fiorire.

Nel catalogo del Vivaio Rosso Tiziano troviamo, tra gli altri, l’iris ‘Pause’, caratterizzato da delicate sfumature rosa, violette e blu.

Iris mediani

Gli iris mediani rappresentano un interessante punto di incontro tra compattezza ed effetto ornamentale.

Possono essere utilizzati in gruppi, lungo i vialetti o in aiuole miste, senza raggiungere le dimensioni delle varietà più alte.

Tra gli iris presenti nella nostra collezione troviamo ‘Antonella’, una varietà dalle eleganti tonalità rosa-arancio.

Iris alti

Gli iris barbati alti producono generalmente steli robusti e fiori di dimensioni importanti.

Sono particolarmente indicati per aiuole ampie, bordure miste e composizioni nelle quali il fiore deve emergere sopra la vegetazione circostante.

La loro fioritura può creare un effetto scenografico notevole, soprattutto quando più piante della stessa varietà vengono coltivate insieme.

Oltre a questi gruppi, esistono iris da bordura e categorie in miniatura, che permettono di scegliere con maggiore precisione l’altezza e il portamento desiderati.

Quando fioriscono gli iris?

La fioritura degli iris barbati avviene prevalentemente in primavera, ma non tutte le varietà fioriscono contemporaneamente.

Gli iris nani tendono ad anticipare la stagione, mentre molte varietà mediane e alte fioriscono successivamente.

L’andamento climatico può modificare sensibilmente le date.

In una primavera particolarmente mite i primi fiori possono comparire in anticipo, mentre temperature basse e prolungate possono ritardarne l’apertura.

Combinando iris appartenenti a gruppi differenti è possibile prolungare il periodo durante il quale il giardino ospita queste fioriture.

Dove piantare gli iris?

La maggior parte degli iris barbati preferisce posizioni soleggiate.

Una buona esposizione alla luce favorisce lo sviluppo della pianta e la formazione degli steli fiorali.

Ancora più importante è il drenaggio del terreno.

Gli iris barbati rizomatosi non amano i ristagni d’acqua, soprattutto durante i periodi freddi e umidi.

Il rizoma è un organo di riserva dal quale si sviluppano foglie, radici e nuovi germogli.

Se rimane continuamente immerso in un terreno bagnato, può andare incontro a marciumi.

Per questo motivo, nei terreni pesanti è utile migliorare la struttura del suolo oppure scegliere una posizione leggermente rialzata.

Come piantare correttamente gli iris

Una delle particolarità degli iris barbati riguarda la profondità di impianto.

A differenza di molte altre piante perenni, il rizoma non deve essere interrato profondamente.

In genere va sistemato vicino alla superficie, lasciando esposta almeno una parte superiore, secondo il clima e le condizioni del terreno.

Le radici devono invece essere ben distribuite e ricoperte di terra.

Dopo la messa a dimora è importante irrigare quanto basta per favorire l’attecchimento, evitando però di mantenere il terreno costantemente bagnato.

Una volta ben stabiliti, molti iris barbati tollerano periodi relativamente asciutti.

Gli iris devono essere divisi?

Con il passare degli anni, gli iris rizomatosi formano gruppi sempre più ampi.

Quando i rizomi diventano troppo fitti, la fioritura può diminuire e la vegetazione può concentrarsi nella parte esterna del cespo.

In questi casi è utile procedere alla divisione.

L’operazione viene generalmente effettuata dopo la fioritura, durante il periodo estivo, adattando il momento alle condizioni climatiche locali.

Si conservano le porzioni di rizoma sane e vigorose, provviste di radici e di un ventaglio di foglie, eliminando quelle vecchie o danneggiate.

È un intervento semplice che permette di rinnovare le piante e moltiplicare le varietà già presenti in giardino.

Gli iris possono essere coltivati insieme alle rose?

L’abbinamento tra iris e rose è uno dei più interessanti nel giardino primaverile.

Gli iris introducono forme verticali, foglie nastriformi e colori spesso particolarmente intensi.

Le rose, invece, contribuiscono con il volume degli arbusti, la morbidezza delle corolle e, in molte varietà, il profumo.

È importante tuttavia rispettare le esigenze delle singole piante, evitando che gli iris vengano progressivamente ombreggiati dagli arbusti più grandi.

Una bordura nella quale iris e rose siano distribuiti considerando le dimensioni adulte può risultare interessante per molti anni.

Gli iris della collezione Rosso Tiziano

Nel nostro vivaio abbiamo affiancato alla collezione di rose una selezione di iris barbati appartenenti a diverse categorie.

La collezione comprende iris nani, mediani, alti, da bordura e forme in miniatura.

Tra le varietà presentate sul sito troviamo ‘Pause’, ‘Antonella’ e ‘Fast Forward’, quest’ultimo caratterizzato da fiori blu-violacei con contrasti gialli.

Sono esempi di quanto possano cambiare, all’interno dello stesso gruppo botanico, dimensioni, forme e combinazioni cromatiche.

Quando si sceglie un iris, il consiglio è di non fermarsi soltanto alla fotografia del fiore.

È importante considerare anche l’altezza, il periodo di fioritura, l’esposizione e lo spazio che la pianta avrà a disposizione.

Un iris collocato nel posto giusto può diventare, anno dopo anno, uno degli elementi più riconoscibili del giardino.

Scopri la collezione di iris del Vivaio Rosso Tiziano:
https://www.rossotiziano.it/product-category/iris/

Rose antiche: cosa sono, quali scegliere e perché coltivarle ancora oggi

Le rose antiche esercitano un fascino particolare.

Non si tratta soltanto della forma dei fiori o del profumo. Dietro molte di queste rose ci sono secoli di coltivazione, selezione e storia del giardino. Alcune varietà sono arrivate fino a noi quasi immutate, altre appartengono a gruppi che hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle rose moderne.

Ma cosa si intende realmente per rose antiche? E soprattutto: come si sceglie quella più adatta al proprio giardino?

La risposta è meno semplice di quanto possa sembrare, perché sotto il nome “rose antiche” convivono gruppi molto differenti tra loro per portamento, dimensioni, profumo e capacità di rifiorire.

Conoscerli è il primo passo per scegliere bene.

Cosa si intende per rose antiche?

Con il termine rose antiche si indicano generalmente le rose appartenenti ai gruppi storici sviluppati prima della diffusione delle moderne classi di ibridazione.

Non esiste quindi un’unica “rosa antica”.

Una Gallica può avere caratteristiche completamente diverse da una Rosa Tè, così come una Damascena si comporta in maniera differente da una Noisette o da una Bourbon.

Alcune rose antiche formano cespugli relativamente contenuti. Altre diventano grandi arbusti. Alcune fioriscono una sola volta in primavera, mentre altre possiedono una buona capacità di rifiorenza.

È proprio questa straordinaria diversità a renderle ancora oggi così interessanti.

Perché coltivare una rosa antica?

La prima risposta, per molti appassionati, è il profumo.

Numerose rose storiche sono caratterizzate da profumi intensi e complessi: rosa classica, spezie, tè, note fruttate e molte altre sfumature difficili da descrivere fino a quando non si sente realmente il fiore.

Ma il profumo è soltanto una parte della loro bellezza.

Le rose antiche hanno spesso un portamento più naturale rispetto all’idea classica della rosa moderna da aiuola. Possono creare cespugli morbidi e arcuati, grandi masse fiorite oppure svilupparsi su muri, pergole e strutture.

Anche i fiori possono essere molto diversi: corolle semplici, semidoppie, molto piene, quartate, globose o a coppa.

Coltivarle significa quindi poter scegliere tra forme e comportamenti estremamente differenti.

Rose Galliche

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Le Galliche appartengono ai gruppi più antichi coltivati nei giardini europei.

Sono generalmente arbusti resistenti, spesso non eccessivamente grandi, con una spettacolare fioritura primaverile.

I colori possono andare dal rosa al rosso profondo fino a tonalità porpora e violacee particolarmente intense.

Molte varietà hanno fiori molto pieni e profumati.

La maggior parte delle Galliche fiorisce una sola volta durante l’anno, ma la loro fioritura può essere talmente abbondante da trasformare completamente il cespuglio per alcune settimane.

Sono particolarmente adatte a chi ama il giardino naturale, le siepi informali e le rose dal forte carattere storico.

Rose Damascene

Le Damascene sono strettamente legate alla storia del profumo di rosa.

Da secoli alcune forme vengono coltivate proprio per l’estrazione dell’essenza.

Sono rose generalmente molto profumate, con un carattere elegante e antico.

Anche in questo gruppo esistono differenze importanti. Alcune varietà hanno una sola grande fioritura, mentre altre possono mostrare una certa capacità di rifiorenza.

Per chi considera il profumo uno degli aspetti fondamentali nella scelta di una rosa, le Damascene meritano sempre attenzione.

Rose Alba

Le rose Alba sono spesso grandi arbusti eleganti e armoniosi.

Sono note per il fogliame generalmente chiaro, talvolta leggermente glauco, e per la loro capacità di adattarsi anche a posizioni meno assolate rispetto a molte altre rose.

I fiori sono spesso bianchi o rosa tenue e il profumo può essere molto piacevole.

Sono rose particolarmente adatte a giardini ampi, siepi informali e ambientazioni dal carattere romantico.

La maggior parte fiorisce una sola volta, ma la bellezza del cespuglio rimane interessante anche oltre il periodo della fioritura.

Rose Centifolia

Il nome Centifolia richiama immediatamente l’idea dei “cento petali”.

Sono rose conosciute per i fiori molto pieni, spesso globosi o a coppa, dall’aspetto ricco e opulento.

Molte varietà sono intensamente profumate.

Queste rose sono state protagoniste anche della pittura botanica e delle nature morte europee.

Il loro portamento può risultare morbido e talvolta arcuato, e proprio per questo vengono valorizzate al meglio quando possono svilupparsi con una certa libertà.

Rose Bourbon

Le Bourbon rappresentano uno dei gruppi più interessanti per chi desidera combinare il fascino delle rose storiche con una maggiore capacità di rifiorenza.

Molte varietà possono produrre nuove fioriture nel corso della stagione.

Esistono Bourbon dal portamento arbustivo e altre capaci di raggiungere dimensioni notevoli.

I fiori sono frequentemente molto pieni e profumati.

Sono quindi una scelta interessante per chi vuole una rosa storica ma non desidera necessariamente limitarsi a una sola fioritura primaverile.

Rose Cinesi

Le rose Cinesi hanno avuto un’importanza enorme nella storia della selezione delle rose.

La loro capacità di rifiorire ripetutamente ha contribuito profondamente allo sviluppo di molte classi successive.

Possono presentare fiori più piccoli rispetto ad altre rose antiche, ma spesso possiedono una grazia particolare.

Una caratteristica interessante di alcune varietà è il cambiamento del colore durante l’apertura e l’invecchiamento del fiore.

Generalmente apprezzano climi non eccessivamente rigidi e possono offrire fioriture molto prolungate.

Rose Tè

Le Rose Tè sono tra i gruppi storici più affascinanti.

Il loro nome è legato al particolare profumo che, in alcune varietà, può ricordare le foglie del tè.

Sono rose eleganti, spesso caratterizzate da fiori delicati e da una buona capacità di rifiorire.

Molte varietà storiche sviluppano grandi arbusti e alcune possono essere utilizzate anche come rampicanti.

Nei climi favorevoli possono raggiungere dimensioni importanti.

Sono rose che meritano spazio e tempo: una giovane pianta può apparire inizialmente discreta, ma con gli anni può trasformarsi in un esemplare straordinario.

Rose Noisette

Le Noisette sono particolarmente interessanti per chi cerca rose da utilizzare su pergole, muri e grandi strutture.

Numerose varietà hanno infatti un portamento vigoroso e rampicante.

Producono spesso fiori riuniti in grandi grappoli e molte possiedono una buona capacità di rifiorenza.

In climi miti possono continuare a vegetare e fiorire per periodi molto lunghi.

Sono rose ideali quando si dispone dello spazio necessario per lasciarle sviluppare.

Rose Portland

Le Portland sono generalmente più contenute rispetto a molti altri gruppi storici.

Uno dei loro punti di forza è la capacità di produrre più fioriture nel corso della stagione.

Molte sono inoltre molto profumate.

Per queste caratteristiche possono essere interessanti anche nei giardini di dimensioni non particolarmente grandi.

Le rose antiche fioriscono una sola volta?

È una delle convinzioni più diffuse, ma non è sempre vero.

Molte rose antiche, come numerose Galliche, Alba o Centifolie, producono una sola grande fioritura annuale.

Altri gruppi, però, comprendono varietà rifiorenti.

Cinesi, Bourbon, Tè, Noisette e Portland possono infatti offrire più fioriture durante la stagione.

Per questo motivo è sempre meglio informarsi sulla singola varietà anziché generalizzare.

Sono più difficili da coltivare?

Anche questa è una domanda alla quale non si può rispondere con un semplice sì o no.

Esistono rose antiche molto rustiche e capaci di vivere per decenni con relativamente poche cure.

Altre varietà possono invece avere esigenze più specifiche legate al clima, all’esposizione o al terreno.

Una delle regole più importanti nella coltivazione delle rose è scegliere la varietà adatta al luogo dove verrà piantata.

Una rosa naturalmente vigorosa, collocata nello spazio giusto, richiederà generalmente meno interventi di una pianta costretta continuamente entro dimensioni incompatibili con il suo portamento.

Quanto spazio serve?

Dipende completamente dalla varietà.

Una delle cose più importanti da fare prima di acquistare una rosa antica è informarsi sulle dimensioni della pianta adulta.

Alcune possono essere coltivate come cespugli relativamente contenuti.

Altre possono superare facilmente i due metri.

Le grandi Noisette e alcune Rose Tè possono svilupparsi molto di più.

Non bisogna quindi lasciarsi ingannare dalle dimensioni della giovane pianta acquistata in vivaio.

Quando si pianta una rosa bisogna immaginare il cespuglio che diventerà dopo alcuni anni.

Profumo o rifiorenza?

È una falsa alternativa.

Esistono rose antiche molto profumate e rifiorenti.

Ma quando si sceglie una varietà è utile stabilire quali caratteristiche abbiano maggiore importanza per noi.

Se vogliamo una rosa vicino alla porta di casa o a una zona dove trascorriamo molto tempo, il profumo può essere prioritario.

Se invece abbiamo poco spazio e desideriamo colore per molti mesi, la rifiorenza può pesare maggiormente nella scelta.

In un grande giardino è possibile combinare entrambe le caratteristiche scegliendo varietà differenti.

Rose antiche e clima

Il clima è uno degli aspetti più importanti e spesso meno considerati.

Non tutte le rose antiche provengono dagli stessi ambienti.

Alcuni gruppi tollerano molto bene il freddo, altri preferiscono inverni più miti.

Anche il caldo estivo può influenzare molto crescita e fioritura.

Per chi coltiva in zone caratterizzate da estati lunghe e calde, come molte aree dell’Italia centrale e meridionale, la scelta della varietà può fare una grande differenza.

È quindi sempre utile osservare come una rosa si comporta realmente nel proprio clima e non basarsi soltanto sulle fotografie.

Dove piantare una rosa antica?

La maggior parte delle rose apprezza una posizione luminosa e ben arieggiata.

Ma non tutte richiedono necessariamente sole pieno per l’intera giornata.

Alcune rose possono crescere bene anche con una certa ombra leggera, mentre altre esprimono il meglio in posizioni molto luminose.

Anche il terreno è importante.

Un buon suolo dovrebbe essere fertile ma ben drenato, capace di trattenere una certa quantità di umidità senza creare ristagni prolungati.

Prima della messa a dimora è quindi utile osservare non soltanto la quantità di sole, ma anche il comportamento del terreno dopo le piogge.

Le rose antiche in un giardino contemporaneo

Una rosa storica non deve necessariamente essere utilizzata soltanto in un giardino “all’antica”.

Può funzionare magnificamente anche in un contesto contemporaneo.

Un grande cespuglio di rose può diventare un elemento architettonico del giardino.

Una rampicante può ammorbidire una parete moderna.

Le rose possono inoltre essere abbinate a iris, erbacee perenni, aromatiche, graminacee e altri arbusti.

Il risultato dipende molto più dal modo in cui vengono utilizzate che dall’epoca in cui sono state create.

Come scegliere la propria rosa antica

Prima dell’acquisto può essere utile rispondere a poche domande:

  • Quanto spazio avrà la pianta adulta?
  • Cerco una rosa arbustiva o rampicante?
  • Preferisco una grande fioritura primaverile oppure una rosa rifiorente?
  • Quanto è importante il profumo?
  • Qual è l’esposizione disponibile?
  • Qual è il clima della zona in cui verrà coltivata?

Soltanto dopo queste valutazioni arriva il colore.

È spesso il modo migliore per evitare di scegliere una rosa bellissima, ma poco adatta al luogo nel quale dovrà vivere.

Una collezione fatta di differenze

Uno degli aspetti più affascinanti delle rose antiche è proprio la loro diversità.

Non esiste un modello unico di rosa.

Ci sono piccoli arbusti e gigantesche rampicanti, fiori semplici e corolle con decine di petali, rose dalla fioritura breve e spettacolare e altre capaci di produrre fiori per molti mesi.

Conoscere queste differenze permette di andare oltre la fotografia del singolo fiore e iniziare a osservare la rosa come una vera pianta da giardino.

Nel nostro vivaio coltiviamo da molti anni rose appartenenti a numerosi gruppi storici, osservandone crescita, portamento e comportamento nel tempo.

Il consiglio che diamo più spesso è anche il più semplice:

non scegliete soltanto un fiore. Scegliete la pianta che vorreste vedere crescere nel vostro giardino negli anni a venire.

Tea Supino

La nostra rosa trovata a Supino è una tipica rosa Tea a fiori medio grandi, a base gialla che virano presto al rosa, lilla con tocchi di porpora e mantiene un fondo dorato all’ interno, per forma e struttura riconducibile ad alcune rose Nabonnandii. Un gradevole ricordo il suo ritrovamento una quindicina di anni fa: andavo spesso a Supino per via delle falesie di roccia in montagna ed avevo visto quella rosa davanti ad una casa appena prima del paese, un giorno c’era una anziana signora così mi fermai a chiederne informazioni, tornai alla macchina con un gran mazzo di fiori anche se non era tempo e che sarei tornato in autunno, gentilissima ed innamorata delle rose “ del suo tempo” che non si trovavano più. Quando ripassai in autunno quella rosa era in grande spolvero, la signora aveva tolto tutte le altre rose intorno, davvero magnifica. Negli anni successivi ho potuto verificare che questa rosa è piuttosto diffusa nella zona di Cori e Giulianello ed è una rosa sarmentosa piuttosto grande, la signora di Supino la tagliava sempre molto corta come tutte le altre. Non è strano Cori (Lt) e Supino adesso piuttosto distanti, prima che costruissero l’ autostrada erano collegati attraverso la montagna. Molto probabilmente è anche la rosa presente davanti al bambuceto nel giardino di Ninfa come qualcuno ha scritto su fb indicando però la San Gimignano, la zona è la stessa, dovrò decidermi a tornarci. È anche la prima rosa che abbiamo ottenuto ad arbusto da una sarmentosa, per forza di cose, di quella pianta avevo avuto soltanto fiori.

Tea San Gimignano

La nostra tea di San Gimignano oggi, quest’ anno un periodo di fioritura infinito, adesso come nei primi fiori in primavera mostra tutta la sua base gialla, in seguito con il sole da buona Chinensis assume toni arancio e lilla con tocchi di carminio. Non siamo riusciti ancora a scoprirne l’ origine, per le sue caratteristiche è strano che non sia ancora una rosa diffusa e conosciuta: una Tea con un buon profumo dolce e completamente senza spine, non ne presenta neppure sotto i rametti fogliari. L’ ho trovata appunto a  San Gimignano ormai 20 anni fa, nel 01/08/2000 dove era presente in due esemplari all’ apparenza neppure troppo simili, all’ epoca in completo abbandono, uno, sarmentoso ma lasciato a cespuglio, enorme, allargato, compatto; l’ altro arrampicato con lunghissimi rami sottili lungo una scalinata a contendere lo spazio all’ edera. Qualche considerazione ed un’ ipotesi sull’ origine ed una sulla paternità: un paio di anni fa su un alcuni rametti floreali corti ma robusti erano presenti alcune spine tipiche di rosa Tea ed anche piccole spine uncinate sotto le foglie, poi se si fa una talea da rametto floreale corto si ottiene sempre un arbusto. È possibile che in origine questa rosa fosse ad arbusto ed era provvista di spine. Sulla paternità, per la somiglianza con alcune rose di Nabonnand probabilmente bisogna cercare tra le oltre 400 varietà, in gran parte andate perdute, di quella grande famiglia di ibridatori. 

Malattie e parassiti

Le malattie fungine più diffuse e che possono recare danni anche gravi indebolendo la pianta, ma di solito non permanenti sono l’oidio che si presenta come una muffa biancastra e la ticchiolatura, macchie nere sulle foglie.

Raramente colpiscono rose vigorose ed in salute, spesso invece in sofferenza ad esempio dopo una fioritura abbonante con forte umidità o dopo un periodo di siccità o in vaso se non sufficientemente annaffiate e concimate. Una volta colpite si può solo fermare con prodotti a base di rame e zolfo, è invece importante la prevenzione con gli stessi prodotti questa volta sistemici appena iniziano a germogliare, operazione di vaporizzazione da fare al mattino con sole basso ed ovviamene in assenza di pioggia o umidità eccessiva operazione da ripetere dopo 15/20 giorni. Se le piante sono colpite in modo serio e la malattia non si arresta è bene tagliare le zone più colpite e togliere le foglie e a fine stagione raccogliere le foglie restanti.

PARASSITI

Gli afidi sono i parassiti più diffusi, possono provocare danni nutrendosi dai germogli, quasi mai gravi ma comunque sono antiestetici e possono indebolire la pianta. Sconsigliamo di utilizzare prodotti chimici che eliminerebbero anche antagonisti naturali come coccinelle, sirfidi, crisope.  E’ sufficiente spruzzare macerato d’aglio (4 spicchi macerati in un litro di acqua bollente tenuto in immersione per una notte, filtrato ed addizzionato ad  un cucchiaio di sapone di Marsiglia liquido).  Gli argidi allo stato larvare sono piccoli bruchi che mangiano le foglie dal bordo, se sono numerosi possono defogliare tutta la pianta, si combattono con prodotti a base di piretro. L’adulto è un imenottero dall’aspetto di una piccola vespa che riconoscibile dal colore arancione nella parte inferiore del corpo, si ferma a lungo sui getti freschi per deporre le numerose uova e può essere eliminato facilmente, se il rametto è segnato o si piega ha già le uova ed è bene tagliarlo.

Ci sono altri imenotteri che possono procurare danni, mai però gravi come tentredine, endelomya aethiops. E comunque non eliminabili neppure con prodotti chimici.

CETONIELLA

Recentemente questo piccolo (non troppo scarabeo) si è molto diffuso, si nutre direttamente della parte fertile del fiore, pu? fare disastri soprattutto, ma non solo, sulle rose chiare.                                          E’ bene eliminarlo manualmente presto, prima che si diffonda al mattino o la sera altrimenti vola via, basta una bottiglia a collo largo ed un piccolo tocco con le dita per intrappolarle. Non esistono prodotti chimici adatti allo scopo.

RAGNETTO ROSSO

Un piccolissimo insetto che può colpire soprattutto le rose in vaso in pieno sole, più raramente in terra dopo una lunga siccità e gran caldo, si nutre delle foglie fino a farle ingiallire (giallo bronzo) e cadere.  Si può moltiplicare in modo esponenziale quasi sempre nelle piante in vaso fino a bloccarne la crescita. Si può combattere con un acaricida specifico o in modo ecologico con 40 grammi per litro di sapone di marsiglia lavando le foglie, sistema che però può rivelarsi non completamente risolutivo.

Mutazione Alba

CONSIDERAZIONI SULLE MISTERIOSE ORIGINI DELL’ALBA  

Sono molti anni che mi interesso di rose antiche, mi è capitato di trovarne  molte nei luoghi che frequento, alcune sconosciute, altre note e ancora presenti nei cataloghi, tra queste l’alba è una rosa speciale: grande, elegante e raffinata, soprattutto diversa da tutte le altre, si distingue nell’ insieme e in ogni singola parte, non è un caso che fino alla fine del ‘700 era considerata una specie a se’.

 Ho trovato le prime Alba per caso, nella primavera del 2005, passando in macchina lungo una strada comunale, al margine, fra sterpi e rami secchi, vicine Alba Maxima, Semiplena e a fiore semplice allo stato selvatico insieme ad una rosa canina e ad un altro splendido ibrido di alba a fiore semplice, grande. Ho un po’ indagato e un signore molto anziano mi ha raccontato che quando era bambino quelle piante esistevano già, ricorda che in autunno ne mangiava le bacche, i cinorrodi, sono grandi, succosi, simili a quelli della rosa canina ma con pochi semi grandi e raccolti insieme e senza le fastidiose setole urticanti, ottimi per le marmellate.

 In seguito osservando meglio le tre  diverse alba presenti ora nel roseto del “vivaio Rosso Tiziano” con sorpresa ho notato che, senza fiori, sono praticamente identiche ed ho immaginato che l’origine probabilmente è la stessa, i fiori si sono differenziati nel tempo.  A rafforzare questa teoria, nella primavera del 2012 nel giardino del convento di San Silvestro a Montecompatri, ho trovato una bella pianta di Alba Maxima, ricca di fiori, sana e rigogliosa, uno dei numerosi polloni basali, proprio al centro della pianta aveva i fiori semidoppi dell’Alba Semiplena. Anche ques’anno all’interno della maxima erano presenti fiori della semiplena. Anche questa è una pianta molto vecchia ma in realtà, sempre giovane perchè si rinnova continuamente, i rami vecchi seccano e dalla base nascono nuovi getti che li sostituiscono.

 Proprio questa particolare vitalità della pianta a mio parere facilita la mutazione, per questo motivo ho immaginato che all’origine delle tre rose ci sia la rosa Alba a fiore semplice, poi per mutazione la Semiplena, quindi la Maxima.Si può anche pensare che le tre rose siano state piantate insieme o che siano nate per ibridazione spontanea da seme, resta il fatto però che le tre piante senza fiore sono identiche nel portamento e nelle singole parti, tanto che quando sono andato a prenderne dei polloni per avere le piante nel roseto non ho raccolto la rosa a fiore semplice ed ho dovuto l’anno successivo, per riconoscerla, segnarne la base.

 Ora, sull’origine della rosa Alba, fatta un po’ di ricerca sui testi più accreditati non ho trovato risposte certe ma solo ipotesi diverse tra loro. Ancora oggi la parentela è incerta, studiosi di chiara fama, anche attraverso lo studio del DNA, hanno ritenuto che fossero incroci tra canina e damascena, altri tra arvensis e gallica, in ultimo leggo che studi recenti accreditino la tesi che sia il risultato di una ibridazione tra rosa gallica e rosa villosa.

Viste le diverse interpretazioni, probabilmente, è stato utilizzato un ibrido per l’identificazione, la maggior parte di rose alba conosciute sono ibridi con altre rose( soprattutto gallica e  damascena), per avere la certezza di risalire all’origine dell’alba si dovrebbe utilizzare la rosa Alba originaria che per deduzione logica è quella a cinque petali, non più presente nel mercato e nei roseti.

 Recentemente ho individuato diverse alba a fiore semplice in 6 siti diversi,il più interessante nel monastero della Mentorella(Guadagnolo RM), dove ce ne  sono quattro esemplari ai lati di un altare su una piccola collina con vicino un bell’esemplare di alba-canina un ibrido spontaneo.  Queste piante hanno esclusivamente caratteristiche di rosa alba: hanno portamento alto e slanciato; producono numerosi polloni basali; hanno foglie chiare, morbide, verde-grigio con la caratteristica velatura bluastra ed hanno margini con dentellatura doppia ed appuntita; spine rade, grandi e piatte alla base, poi cilindriche e dritte, quindi uncinate in punta; boccioli rosa con bella forma e lunghi sepali; fiori semplici , profumati, bianco puro di grandezza media, bacche grandi, rosse a maturazione con pochi semi grandi e setole esterne, succose. (n.b. nessuna di queste caratteristiche è presente nelle galliche o nelle damascene).Se in poco tempo e senza una ricerca sistematica ne ho potuto trovare diverse piante in 6 siti diversi doveva essere una rosa molto diffusa in passato, magari anche allo stato naturale, del resto le alba erano già conosciute dai romani, sopravvissute nei monasteri(la rosa bianca era dedicata alla Vergine) e dal medioevo al rinascimento rappresentate in numerosi dipinti. In conclusione propongo due ipotesi: La prima : deriva direttamente dalla rosa canina che è l’unica a cui in qualche modo somiglia, soprattutto nel portamento, del resto la rosa canina non si trova in forma unica, è piuttosto un gruppo di rose; alcuni anni fà per raccoglierne le bacche per una favolosa marmellata, sono andato con mia moglie nella zona di Campo Staffi sopra Filettino, i cinorrodi erano di tutte le forme e tutte le dimensioni e anche le numerose piante tutte diverse tra loro. La rosa alba potrebbe, semplicemente, essere l’evoluzione e la successiva selezione, di uno dei tanti tipi di rosa canina che si trovano in natura. Oppure, ipotesi suggestiva forse senza fondamento ma affascinante, la sua origine si perde nella notte dei tempi, è una rosa a se’, una rosa spontanea , prima dei suoi splendidi ibridi, come la consideravano gli antichi fino alla seconda meta’ del ‘700.

 Ugo Croce, Tiziano Croce.

Perchè produciamo rose solo da talea

La bellezza delle rose antiche è anche nella grande varietà di tipologie molto ben definite, una tea è molto diversa da una damascena, una gallica o una bourbon, non solo nei fiori o nel fogliame ma anche nel portamento.

Le rose innestata hanno tutte il tipico aspetto a V, per forza di cose, non avendo radici proprie iniziano a vegetare dalle gemme innestate e non dal terreno e si impostano su queste non dalle radici, spesso in orizzontale anche quando la pianta dovrebbe essere a sviluppo verticale.

La tecnica della coltivazione ad innesto tende quindi ad uniformare le varie tipologie ad un unico tipo di portamento snaturando la bellezza e la varietà delle rose.

Una rosa cinese è un cespuglio molto fitto e compatto, nella sua forma naturale decine di rami partono dal terreno per una larghezza che può arrivare a 50 centimetri ed oltre.

Una rosa portland è un arbusto verticale che parte da un ceppo centrale, dopo qualche tempo produce polloni che danno origine ad altri arbusti fino a generare una bella siepe fitta.

Così una gallica più aperta in alto, che può colonizzare un intero prato dalle sue radici, una damascena o un’alba.

Nelle rose innestate invece i polloni prodotti sono di “selvatico” e spesso, più vigorose della pianta acquistata, nel tempo finiscono per sostituirla se non sono continuamente strappati.

E’ facile trovare nelle aiuole e nei giardini piante di rosa canina, utilizzate per i cerpugli oppure banksia, indica major, laure davoust proprio perchè in passato erano utilizzate come porta innesti per le rampicanti.

Altro aspetto importante è la durata della pianta nel tempo, una rosa naturale si rigenera continuamente dalle proprie radici è praticamente una pianta sempre giovane, alba, gallica e damascena esistevano già in epoca romana, i nuovi polloni sostituisccono naturalmente quelli vecchi ed esauriti, pu? vivere per secoli.

Bisogna sottolineare inoltre un fattore legato alla natura del suolo, a prescindere dal tipo di terreno, la maggior quantità di terra ricca e fertile si trova nella parte alta dove si raccoglie l’humus naturale oltre al concime ed alla pacciamatura che si fa in autunno, è proprio per questo motivo che tutte le rose molto rifiorenti hanno per natura molte radici alte ed orizzontali; le rose selvatiche, ma anche molte non rifiorenti, ad esempio le alba, hanno soprattutto radici profonde che vanno a cercare l’umidità che serve alla pianta per superare periodi secchi anche lunghi.

E ancora, nella coltivazione delle piante in vaso è certamente preferibile una rosa non innestata, questa utilizzerà tutta la terra del contenitore, anche la parte alta e la parte superficiale, nel tempo non sarà necessario sostituire tutta la terra ed accorciare le radici, ma solo cambiare il vaso con uno più grande se la pianta sarà aumentata molto di dimensione.

Iniziamo a scegliere, raccogliere e mettere in terra le talee esclusivamente dalle piante madri presenti nel nostro roseto in autunno, ad aprile saranno già alte una ventina di centimetri ed oltre e già pronte ad essere invasate con la propria zolla di terra. In questo modo lo sviluppo vegetativo non sarà mai interrotto e a settembre saranno già grandi abbastanza per essere messe nel vaso grande o piantate in giardino.

Si dice che le rose innestate siano più vigorose in realtà sono solo più vecchie, hanno almeno due anni, uno per far crescere la pianta di selvatico, uno per far attecchire e sviluppare la nuova rosa, poi però, generalmente, la nuova pianta viene potata e messa a radici nude, spesso nei vivai sosta a lungo in buche con sabbia bagnata prima di essere rinvasata e la crescita viene, almeno temporaneamente interrotta.

Le nostre rose non interrompono mai la loro crescita, passano solo in un vaso più grande, proprio per questo da quest’anno nel nostro vivaio sono in vendita esclusivamente in zolla allo stesso prezzo della radice nuda. In questo modo l’attecchimento della pianta è assicurato. Messe in vaso o in terra  a primavera le piante saranno già grandi e vigorose. La maggipr parte dei vivai vende soltanto rose innestate perchè questa tecnica è funzionale alla produzione e al mercato che richiede grandi numeri e certezze nelle consegne, la produzione da talea è più laboriosa ma a noi interessa la qualità e la bellezza delle piante.

Rosa indica Linneo

Nessuna pianta ha un così grande numero di specie, di gruppi, di singole varietà come la rosa, ma il mercato è feroce, si produce solo quello che si vende di più, rose con il fiore più grande, più colorato, più appariscente, più fiorifero, per questo motivo negli anni migliaia di varietà sono andate perdute.

Tra queste anche una delle rose che hanno dato origine alle rose chinensis e a tutte le moderne: la rosa indica fragrans dipinta da  Pierre Joseph Redout? nei primi anni dell’800. A dire il vero esiste in commercio una rosa chiamata Humes Blush ma questa attribuzione a mio avviso non è corretta, il fiore è più piccolo, lilla chiaro, poi bianco, l’altra è rosa solo più chiara ai margini, le foglie sono scure e anche la consistenza dell’arbusto non corrisponde. Esiste anche un’altra rosa chiamata odorata che però è bianca con solo un accenno di rosa all’inizio della fioritura è un grande rampicante e non è rifiorente.

Nel nostro roseto abbiamo riservato un posto importante alle rose ritrovate e messe in commercio nel vivaio per contribuire alla loro sopravvivenza ed alla loro valorizzazione.

L’ultima riscoperta potrebbe essere proprio l’Indica Fragrans anche considerando il luogo dove l’abbiamo osservata: l’Orto Botanico di Palermo dove è presente con quattro splendidi esemplari da più di 90 anni con la definizione di rosa Indica di Linneo (medico e naturalista Svedese 1707/1778) e il fatto che l’Orto Botanico la considera una rosa specie.

A prima vista a Settembre dello scorso anno, personalmente avevo pensato che si trattasse di Duchesse de Brabant, molto simile soprattutto nel fiore, ma tornato nel nostro roseto mi sono reso conto che la pianta ha un portamento diverso ed una corteccia spessa nel tronco che l’altra non ha, inoltre è stata creata molto più tardi (nel 1857,) così consultando “Roses” di P.G. Redout? ho trovato l’immagine della rosa Indica Fragrans ed ho avuto l’intuizione che fosse la stessa di Palermo.

Quest’anno tornati di nuovo in Fiera con il vivaio a Palermo in settembre all’Orto Botanico ho portato con me una riproduzione del dipinto di Redout? ed ho avuto la conferma che l’intuizione potrebbe essere esatta. Confrontati dipinto e pianta, corrispondono in pieno, il fiore è simile per forma, colore, consistenza, certo il fiore può essere molto variabile specialmente nelle rose Tea, ma anche la bacca è identica, piccola, rossa a maturazione, tonda leggermente spanciata in basso con i sepali permanenti ed aperti, le spine corrispondono medie, larghe alla base appena uncinate in punta, rosso vivo nel legno giovane, più scuro ma permanente più tardi e anche le foglie allungate ed appuntite di grandezza media sono uguali a quelle del dipinto. Il profumo è dolce e caratteristico.

Tutto quello che è stato possibile confrontare corrisponde anche se per avere la certezza assoluta manca un dettaglio importante: la forma e la consistenza della pianta originaria di cui ho solo notizie generiche e la provenienza delle quattro piante di Palermo.

L’arbusto è grande, molto fitto di rami già dalla base, ricco di rami sottili, molto pieno e frondoso in alto quasi una rosa sarmentosa che però si sostiene bene e si allarga frondosa e ricca di fiori, in Sicilia fiorisce praticamente tutto l’anno. Dai responsabili dell’Orto Botanico, in aprile, ho avuto il permesso di prendere alcuni rametti per farne talee ed adesso la pianta è presente nel nostro roseto e quando sarà cresciuta sarà possibile verificare completamente l’attribuzione, nel frattempo cercherò di avere notizie maggiori sulle due rose.

San Cesareo 12 novembre 2016

Ugo Croce

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